Safe Working with nanomaterials

Sono stati presentati in una apposita sessione del Convegno internazionale NanoInnovation i primi risultati del  Progetto NanoLab che mira a sviluppare strumenti operativi per un utilizzo sicuro ed efficace dei nanomateriali partendo dai laboratori di ricerca pubblici e privati, attraverso procedure adeguate per la valutazione e gestione degli effetti potenziali che l’esposizione ai nanomateriali può produrre sulla salute dell’uomo.

Lo sviluppo delle nanotecnologie e l’uso dei nanomateriali hanno avuto negli ultimi anni una crescita esponenziale tanto da essere inserite nei programmi di sviluppo di tutte le grandi potenze industriali oltre ad essere state inserite tra le 6 tecnologie chiave abilitanti (KET) della Commissione Europea.

Tale crescita ha anche interessato lo studio degli effetti potenziali per la salute dell’uomo, specialmente quando i nanomateriali sono usati e prodotti in grossi quantitativi e i lavoratori risultano essere i principali esposti potenziali nelle varie fasi di vita dei nanomateriali. Numerose linee guida che sono state emesse a questo proposito per un corretto comportamento nei luoghi di lavoro e nei laboratori; ancora forte la necessità di incrementare le informazioni attualmente disponibili per l’analisi del rischio. La comunità scientifica internazionale sta di fatto lavorando per una armonizzazione delle metodologie per la valutazione del rischio (vedi progetto NanoREG in ambito FP7 della Commissione Europea) ed il monitoraggio dell’esposizione (vedi Working Party of Nanomaterials in ambito OECD).

 

A livello nazionale l’INAIL a gennaio 2016 ha lanciato il progetto NanoLab, coordinato dal Laboratorio NEST della Scuola Normale Superiore, con l’obiettivo di sviluppare strumenti operativi per un utilizzo sicuro ed efficace dei nanomateriali, in primo luogo nell’ambito di laboratori di ricerca pubblici e privati, attraverso procedure adeguate per la valutazione e gestione degli effetti potenziali che l’esposizione ai nanomateriali può produrre sulla salute dell’uomo.

La metodologia operativa adottata si basa sui più recenti sviluppi delle tecniche di control banding per i nanomateriali, ora oggetto di una norma ISO e già considerate a livello nazionale dal libro bianco INAIL, utilizzando casi studio specifici, che consentano di tenere conto di misure quantitative di esposizione nella definizione e categorizzazione dei livelli di rischio dei soggetti esposti ai nanomateriali.

In considerazione della attività di ricerca e sviluppo dei partnes del progetto, sono stati considerato tre casi studio: materiali bidimensionali (grafene), nanofili e nanoparticelle, in uno specifico laboratorio: quello del NEST della Scuola Normale Superiore. Il progetto prevede anche lo sviluppo di strumenti comunicativi innovativi, anche mediante una piattaforma multimediale, per rendere facilmente fruibile la metodologia sviluppata agli operatori del settore.

Il progetto coinvolge cinque partner con una comprovata esperienza nella ricerca ed innovazione anche in ambito di sviluppo responsabile dei nanomateriali: Laboratorio NEST della Scuola Normale Superiore (SNS), Istituto Nanoscienze del Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR-NANO), Center for Nanotechnology Innovation del Istituto Italiano di Tecnologia (IIT@NEST), Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (AIRI/Nanotec IT), INAIL – Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale (INAIL DIMEILA).

I risultati dell’attività effettuata in questi primi mesi sono stati illustrati in una sessione pubblica nel corso di NanoInnovation 2016.

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