Credito d’imposta per la ricerca: stabilizzazione quinquennale per la ricerca incrementale

La legge di stabilità (Legge 23.12.2014 n° 190) pubblicata in Gazzetta Ufficiale contiene la nuova misura in favore del credito d’imposta per tutte le imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo. Riconosciuto il periodo d’imposta quinquennale (2015-2019) ed eliminato il limite sul fatturato di 500 milioni di euro. Incentivato l’outsouring della R&S anche con le imprese.Vengono considerate sia le spese per personale altamente qualificato che per attrezzature (ammortamenti), costi di acquisizione di ricerca in collaborazione con Università, Enti, organismi di ricerca e altre imprese, comprese le start-up innovative, nonché all’acquisizione di invenzioni industriali.
Il credito d’imposta ha un massimale riconosciuto di 5 milioni l’anno ma viene calcolato nella misura del 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli stessi investimenti nei tre periodi d’imposta precedenti e del 50% per personale e contratti con terzi, con almeno 30.000 euro di spese sostenute per R&S. Le spese devono essere certificate da revisori o collegi sindacali.

Le risorse previste nella relazione tecnica sono: 365 milioni di euro per il 2015, 456 per il 2016 e 547 per gli anni successivi.

La misura, quindi, strutturata su cinque anni e aperta a tutte le imprese a prescindere dal fatturato, conferma l’approccio incrementale e non a volume.

Vi sono aspetti da approfondire e migliorare in merito alla mancanza di addetti e tecnici dal personale qualificato che svolgono attività spesso rilevanti, l’approvvigionamento dei materiali, le prestazioni di terzi e le spese generali, che sono oneri necessari per la R&S.
La norma introduce invece tra gli affidatari di contratti di R&S anche le imprese, comprese start-up innovative, il che rappresenta una novità positiva per stimolare la competitività del sistema, tuttavia da valutare negli effetti anche quelli potenzialmente distorsivi (se si considera la possibilità che si tratti di imprese estere che potrebbero drenare contratti nazionali o il cui impiego massiccio potrebbe disincentivare la ricerca intra-muros delle imprese a favore dell’outsourcing; limitare il trasferimento tecnologico da soggetti pubblici, spesso meno efficienti da un punto di vista burocratico, o dal non profit).

Sarà inoltre necessario che vengano presto chiarite le modalità attuative dell’agevolazione relativamente ad un univoco criterio di calcolo del credito d’imposta ed alla base per desumere tale credito, nonché alla definizione di parametri certi per la rendicontazione e per la documentazione da allegare.

Fonte: G.U. n.300 del 29-12-2014

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