Industria e tecno-scienza, di nuovo alleati

Il perdurare della crisi economica in Europa ed in particolare in Italia rende sempre più impellente la necessità di riposizionare il più rapidamente possibile e con le necessarie risorse umane e finanziarie la competitività della specializzazione medium-tech che caratterizza, con alcune importanti eccezioni, la struttura industriale del Paese.

Recentemente il Presidente di Assolombarda con il volume dal titolo “Riaccendere i motori” ha lanciato uno slogan che ben rappresenta questa necessità. In particolare il rilancio della competitività tecnologica dell’industria manifatturiera e dei servizi avanzati è ormai un “must” europeo, però messo nella giusta evidenza in ritardo rispetto a quanto già intrapreso da Obama negli Stati Uniti, ma anche in parte da Cameron negli U.K..

Impellente è quindi l’attuazione di una linea politica che permetta di raccordare il rapido divenire delle frontiere avanzate della ricerca scientifica con la forte accelerazione dell’innovazione tecnologica. Sarebbe un segno di discontinuità rispetto al burocratico e tradizionale approccio europeo di crescita lineare. In Italia poi non vi è stata neppure una crescita lineare. Oggi con il lancio del programma Horizon 2020 finalmente la U.E. ha posto le premesse per una discontinuità rispetto ad una monotona e poco efficiente serie di Programmi Quadro, che a causa dei vincoli di non concorrenza fra gli Stati membri, non aveva permesso il positivo coniugarsi della ricerca fondamentale con l’innovazione tecnologica, cioè lo sviluppo della tecno-scienza. Questa nuova linea politica della U.E., rompendo il tabù della non concorrenza fra gli Stati membri, sta quindi riconoscendo il ruolo chiave della tecno-scienza. Ma, come se questa linea fosse una semplice appendice delle politiche della U.E., una tale discontinuità non trova un significativo riscontro in Italia dove vi è ancora una trascurabile e spesso formale attenzione per la tecno-scienza non solo a livello politico e governativo, ma anche presso la gran parte dell’opinione pubblica.

A conferma di questa “apatia” nazionale vi è l’evidenza che, a differenza per esempio degli Stati Uniti, ma anche della Cina e della Corea del Sud, dove la parola tecnologia è citata ogni poche righe nei documenti governativi di politica industriale o economica, risulta invece veramente difficile trovarla citata con la stessa intensità in Italia. E ciò non è più accettabile. Non basta una fugace visita del Presidente del Consiglio alla Silicon Valley per poter dire che vi è attenzione governativa per la tecno-scienza, se non è seguita da un coerente ed efficace indirizzo di politica industriale ed economica. In realtà anche questa visita è un’ulteriore conferma di un’Italia che ha una visione dell’innovazione tecnologica, sostenuta anche dai media, come di una attività che vede coinvolti gruppi di “inventori solitari” e che può essere rilevante, solo se rivolta a grandi temi della ricerca fondamentale. La tecno-scienza e quindi anche la ricerca industriale, probabilmente anche a causa dello spirito anti-industriale che ancora aleggia nel mondo politico ed in una parte significativa dell’opinione pubblica, non sono quindi considerate come un fattore rilevante per la crescita competitiva del Paese, ma piuttosto come una forma di ricerca meno nobile e talvolta anche anti-sociale.

Rispetto a questo desolante quadro AIRI da anni si batte per valorizzare la tecno-scienza, per esempio producendo a partire dal 1995 con una cadenza biennale, un volume dedicato all’evidenziazione e approfondimento delle tecnologie che potrebbero essere prioritarie per lo sviluppo competitivo di molti settori del sistema manifatturiero e dei servizi avanzati del Paese. Inoltre a partire dalla fine degli anni ’90 AIRI ha portato all’attenzione del mondo governativo il potenziale “dirompente” di nuove aree tecnologiche trasversali come le nanotecnologie. Ma purtroppo ha trovato sempre la completa indifferenza da parte del sistema istituzionale rispetto alla funzione di “attivatore” che si proponeva di svolgere. Ora, prendendo spunto da Horizon 2020, AIRI ci riprova.

Con il volume “The Key Enabling Technologies: un’occasione per la competitività del sistema industriale italiano”, l’Associazione ha voluto lanciare il messaggio che le Key Enabling Technologies, forme diffusive e pervasive di ricerca avanzata (biotecnologia, nanotecnologie, fotonica, microelettronica, nuovi materiali avanzati, tecnologie avanzate di produzione come per esempio quelle basate sulle stampanti 3D) possono ancora oggi produrre, con loro “iniezioni” mirate in specifici settori dell’industria manifatturiera nazionale, le condizioni per perseguire obiettivi realistici di crescita della competitività tecnologica del Paese. Un messaggio che finalmente incomincia ad essere recepito dal mondo governativo. Per esempio nel recente bando del Ministero per lo Sviluppo Economico relativamente al Fondo per la Crescita Sostenibile dell’Industria, non solo sono prese come riferimento le Key Enabling Technologies, ma vi è anche un realistico sostegno della tecno-scienza. Però questo Fondo, voluto nel 2011 dall’allora Ministro Passera, si sta concretizzando solo alla fine del 2014 e arriverà alle prime erogazioni verso la fine del 2015. E’ un lasso di tempo non coerente con il rapidissimo divenire delle tecnologie.

Quindi è sempre più necessaria una discontinuità, cioè una vera rivoluzione rispetto al passato che rompa i lacci e lacciuoli burocratici che impediscono il rapido sviluppo di una progettazione nazionale per la tecno-scienza che deve avere lo scopo di rapportare strettamente la ricerca di base e la struttura tecnologica e di ricerca industriale del Paese per favorire un humus da cui far nascere la competitività tecnologica. Ma chi riuscirà ad imporre questa discontinuità? Forse chi continua ancora a prendere come riferimento politico un polveroso e inutile Piano Nazionale della Ricerca o chi si limita a produrre ponderosi e spesso inattuati piani tecnologici nazionali di settore? Ci vuole ben altro per una vera discontinuità!

Renato Ugo
Presidente AIRI
Associazione Italiana per la Ricerca Industriale

Formiche n. 97 – 2014

 

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