L’innovazione non è una teoria

È mancata l’occasione di riempire di contenuti concreti e coerenti con la realtà del Paese le recenti azioni di riforma del sostegno pubblico della ricerca industriale e dell’innovazione tecnologica, tali da agganciarle a un piano complessivo per la crescita della competitività tecnologica e produttiva del Paese. Speriamo pero che l’occasione non sia ancora del tutto persa. Purtroppo abbiamo assistito negli ultimi anni alla scomparsa a colpi di decreti di un quadro legislativo consolidato per il sostegno della ricerca industriale e dell’innovazione tecnologica. È pur vero che era ormai indebolito da più di un decennio di politiche inefficienti e discontinue, da disponibilità finanziarie in continua decrescita e dalla mancanza di reale interesse da parte del mondo politico. Ma il nuovo quadro legislativo e ancora poco definito e quindi oggi del tutto inadeguato rispetto alle sfide tecnologiche che il Paese deve affrontare in un periodo di crisi economica globale.

E’ necessario bloccare un progressivo declino della competitività tecnologica dell’industria italiana, in particolare quella manifatturiera. Ciò è molto difficile se a livello nazionale sembra ancora mancare una riflessione approfondita e politicamente condivisa sulle scelte alla base di una politica industriale adeguata e nello stesso tempo realistica, accompagnata da una solida linea di interventi a sostegno della ricerca industriale che non si limiti alle start up o alle smart city, ma che entri concretamente nella realtà delle attuali problematiche della crescita della competitività tecnologica dell’industria italiana. La strada potrebbe essere quella di recuperare la concertazione, che e un concetto che va oltre la consultazione, per definire quali strumenti e misure abbiano un reale riscontro con le necessità del mondo produttivo.

Non basta prendere come modello in maniera quasi maniacale, come sta avvenendo, il nuovo programma quadro della Ue Horizon 2020, se non si traggono da quest’ultimo proposte che non siano “generiche” o “burocratiche”, ma siano concretamente aderenti alle specificità nazionali. Al riguardo Airi ha elaborato recentemente analisi dettagliate e precise proposte identificando alcuni cluster di tecnologie da considerarsi prioritarie per l’industria italiana e mettendo in evidenza il beneficio di un loro collegamento con le key enabling technology, cioè quelle tecnologie trasversali alla base di Horizon 2020.

A ciò si aggiunga la necessità di concreti e attuabili meccanismi sia scali sia di semplificazione delle procedure per il sostegno della ricerca industriale e dello sviluppo tecnologico.
In questo scenario Airi potrebbe contribuire a operare come catalizzatore di una concreta concertazione fra organismi qualificati politicamente, e fra questi ultimi e il governo. Solo una significativa partecipazione di chi ha le necessarie competenze tecniche può portare al centro dell’agenda politica una forte e realistica pressione per la messa a fuoco di ciò che è veramente rilevante per un rapido e mirato sostegno al rilancio e sviluppo in Italia della ricerca industriale e dell’innovazione tecnologica. Andando nel concreto la prima priorità e il sostegno mirato della ricerca e dell’innovazione tecnologica per lo sviluppo competitivo dell’industria manifatturiera, cioè lo zoccolo duro dell’industria italiana. Un “must” per il nostro Paese come più volte ripetuto dall’attuale presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Per inciso il rilancio anche tecnologico dell’industria manifatturiera e l’approccio alla base delle recenti linee politiche per il recupero della competitività nazionale messe oggi in atto dal presidente Obama negli Stati Uniti e dal premier Cameron nel Regno Unito.

Tale approccio richiede anche una adeguata politica economica di sostegno, poiché come detto senza mezzi termini dall’economista dell’Ocse Andrea Goldstein, “le nozze non si fanno coni chi secchi”. Ma l’impressione al momento è che il governo e la politica non abbiano la disponibilità, anche intellettuale, per trovare le necessarie risorse, avendo la crisi in atto molte altre impellenti priorità. Ma non si può pensare di vivere alla giornata.
Occorrerà – adeguando al più presto e in maniera appropriata il sostegno alla ricerca e allo sviluppo tecnologico – preparare un futuro migliore. Se il sostegno dell’industria manifatturiera e una priorità, ciò non significa che in parallelo altre priorità per la crescita del Paese non solo economica ma anche culturale dovranno considerare una più profonda e ampia diffusione delle tecnologie digitali.

Occorre però impedire che questa opzione si confonda come la sola forma per lo sviluppo tecnologico del Paese. Eppure negli ultimi anni questa confusione ha prevalso, unitamente a una attenzione eccessiva agli aspetti sociali della ricerca industriale. Eppure lo sviluppo tecnologico del manifatturiero e la diffusione delle tecnologie digitali non sono in contrasto. Una loro forte osmosi potrebbe portare a nuove linee tecnologiche caratterizzate da un maggior contenuto di innovazione radicale, come è avvenuto negli anni ’80 e ’90 con la meccatronica, osmosi riuscita tra tecnologie meccaniche e microelettroniche, che ha prodotto nell’industria italiana uno straordinario e positivo effetto. Quindi come messo in evidenza nella premessa, l’occasione di rilanciare la competitività tecnologica del Paese non è ancora del tutto persa.

Occorre pero rapidamente mettere a punto e rendere operative alcune linee di politica industriale coerenti con questo obiettivo in concertazione con quella parte della ricerca italiana, sia pubblica sia privata, che concretamente opera nella realtà dei laboratori e delle fabbriche. Troppa teoria dell’innovazione ha caratterizzato recentemente lo scenario politico e governativo. Occorre ritornare alla concretezza dell’economia reale, cioè quella che vede il rilancio del Paese e la sua crescita partire da nuovi prodotti e da nuove e competitive tecnologie. Ma per favore non chiamiamole “smart”!

 

Renato Ugo
Presidente AIRI
Associazione Italiana per la Ricerca Industriale

Formiche n. 84 – 2013

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