Intervista al Ministro per i Beni e Attività Culturali, Sandro Bondi

Sicuramente c’è bisogno di maggiore innovazione nella gestione del patrimonio culturale

Sig. Ministro nessuno sembra aver dubbi sull’importanza della ricerca e dell’innovazione tecnologica per la crescita di competitività del “sistema Italia”, e ancor più in un settore  – come quello dei beni culturali  – nel quale l’Italia ha una posizione assolutamente privilegiata, tuttavia le risorse e l’attenzione che vi vengono dedicate non sembrano sempre all’altezza delle necessità. A che si deve, a suo parere questa scarsa diffusione della cultura dell’innovazione nel nostro paese? E come è possibile modificare questa tendenza accrescendo invece le opportunità che vi sono collegate?

Sicuramente c’è bisogno di maggiore innovazione nella gestione del patrimonio culturale italiano. Molti sostengono che i beni culturali siano il nostro petrolio, ma è un petrolio che non riusciamo ad estrarre. Il mio obiettivo è renderlo il carburante per far viaggiare l’Italia.La crisi nello sviluppo del turismo culturale va combattuta, abbiamo vissuto di rendita troppo a lungo perdendo così, anno dopo anno, quote di mercato nell’unico settore in cui l’Italia può ambire ad avere la leadership a livello mondiale. La nomina di un manager a direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale rappresenta una risposta appunto alla necessità di innovazione in questo settore. La nuova direzione, guidata da Mario Resca, sta già lavorando al rilancio di musei, siti archeologici e archivi, e i primi risultati si possono già constatare: nelle festività natalizie i visitatori dei musei e delle aree archeologiche statali sono cresciuti del 6% rispetto all’anno scorso. Sempre a dicembre è partita inoltre una campagna di comunicazione del tutto innovativa, all’insegna di un messaggio forte e aggressivo studiato per invogliare gli italiani ad ammirare e frequentare il patrimonio culturale nazionale. Tra le recenti strategie di comunicazione la nuova direzione generale ha deciso inoltre di utilizzare le nuove tecnologie per parlare ad una platea la più ampia possibile: il ministero da sei mesi è su Facebook, Youtube e Twitter, strumenti che permettono di raggiungere vaste fasce di potenziali fruitori di cultura tra i più giovani.

Le iniziative di ricerca nel settore dei beni culturali si sviluppano su diversi fronti: dal restauro e dalle attività di recupero fino alla catalogazione e  alla digitalizzazione degli archivi, anche attraverso importanti partnership in sede europea. In quali campi e in quali direzioni ritiene maggiormente opportuno accrescere in Italia l’impegno della ricerca nel settore della valorizzazione dei beni culturali? In particolare, su quali progetti puntare? E con quali risorse?

Consapevoli dell’indiscusso potere della rete come mezzo di comunicazione e divulgazione di informazioni, l’attenzione del Mibac si è concentrata soprattutto su Internet. Intendiamo sfruttare la rete per aumentare l’accessibilità e la fruibilità dei beni culturali. Abbiamo avviato un progetto con Google per digitalizzare il patrimonio delle biblioteche nazionali di Roma e Firenze e metterlo in rete per consentire la conoscenza del nostro patrimonio e della nostra lingua in tutto il mondo. Sempre Google è divenuto nostro partner per la mappatura del sito archeologico di Pompei in Street View, unico tra i siti Unesco italiani visibile in questa particolare e suggestiva piattaforma. Dobbiamo essere capaci di allearci da un punto di forza con i grandi attori della rete per affermare la nostra leadership culturale sul web, snodo fondamentale per aumentare i flussi turistici nel nostro Paese e aumentare così l’indotto del turismo culturale con benefici indiscutibili per la nostra economia. Ogni euro investito in cultura ne genera infatti diciannove, risorse che possono essere reinvestite con profitto nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale, generando un circolo virtuoso di cui tutti godremo. Per quanto riguarda le risorse ribadisco l’idea di un maggior coinvolgimento dei privati nella cultura, garantendo la defiscalizzazione degli investimenti. Una strada che abbiamo già cominciato a percorrere nel cinema, con l’introduzione del tax credit e tax shelter a favore dell’industria cinematografica e della distribuzione, e che vorremmo estendere il più possibile. Inoltre vogliamo evitare di disperdere in mille rivoli le poche risorse disponibili: per questo abbiamo siglato un accordo con l’Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane finalizzato al coordinamento degli interventi nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale, che si è già concretizzato con due protocolli d’intesa che hanno coinvolto le Regioni Emilia Romagna e Toscana con le fondazioni bancarie dei rispettivi territori. Lo Stato, gli Enti Locali e le realtà economiche del territorio hanno cominciato così per la prima volta un importante dialogo che mette al primo posto il patrimonio culturale. Insieme abbiamo individuato i beni storico-artistici su cui intervenire sul territorio e insieme concorreremo al reperimento delle risorse economiche necessarie, mirando al recupero di contesti di interesse storico-artistico per restituirli al pubblico e riscoprirne il valore culturale. Beni che potranno costituire anche il fulcro di nuovi circuiti culturali territoriali, permettendo di sperimentare forme innovative di promozione e di progettare nuovi percorsi turistici e itinerari di visita.

La riorganizzazione del Ministero avviata in questi ultimi mesi appare improntata a misure di maggiore razionalizzazione ed efficienza degli uffici, introducendo alcune significative innovazioni anche nell’azione di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale. Può darci il suo parere sulla riforma in atto? In che modo l’iniziativa pubblica nel campo dei beni e delle attività culturali potrà contribuire anche al rilancio dell’economia nel suo insieme?

Abbiamo avviato una riforma del ministero epocale, con l’istituzione di una nuova Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale affidata al manager Mario Resca, con il compito di valorizzare tutelare e promuovere l’immenso patrimonio storico e artistico dell’Italia. La scelta di affidare la direzione organizzativa ad una persona con spiccate professionalità manageriali ci ha permesso di aggiungere, all’insostituibile funzione di tutela del patrimonio affidata alle soprintendenze, la valorizzazione economica e turistica del patrimonio culturale. Siamo impegnati in una grande sfida che non mira solo a ottenere più risorse, non per forza statali, ma a mutare il nostro approccio. Per riuscirci è necessaria una grande alleanza tra due culture, quella dell’impresa e quella accademica. Le risorse pubbliche non possono essere l’unico sostegno dell’impresa culturale, pubblico e privato devono poter lavorare insieme per trasformare la cultura in un volano per l’economia. Uno strumento fondamentale per coinvolgere i privati in una più stretta collaborazione per la valorizzazione del patrimonio culturale è quello della fondazione. Questa forma di gestione autonoma dei beni culturali ha permesso, lì dove è entrata in vigore, penso alla Reggia di Venaria e  al Museo Egizio di Torino, di migliorare l’efficienza nell’impiego delle risorse statali. Per questo motivo il neonato MAXXI di Roma è stato costituito in Fondazione, così come nell’ultimo anno anche la Villa Reale di Monza si è dotata di questo strumento di gestione.

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