Industria 4.0 delinea un nuovo scenario di politica industriale per la RS&I


Nel corso del 2016, in particolare nel secondo semestre, si è delineato lo sviluppo di una linea di politica industriale basata sull’innovazione tecnologica e di conseguenza su un più ampio sostegno della ricerca industriale.

Un’attenzione che era quasi scomparsa dall’agenda governativa (vedi per esempio l’abolizione tout court della Legge quadro 297/99 per il sostegno della ricerca industriale) fatta eccezione per il lancio nel 2012 del Programma Ricerca Sostenibile varato dal Governo Monti ed in particolare ideato e sostenuto dal Ministro pro-tempore Passera.
Una linea di politica industriale che si sta identificando nello sviluppo della leva fiscale per sostenere la ricerca industriale e nella promozione di “Industria 4.0”, che si basa su una più ampia diffusione dell’innovazione digitale.

Vi è stato quindi un reale salto quantico dell’attenzione del Governo, ed in particolare del ruolo del MISE, verso l’urgente necessità di un sostegno per un significativo sviluppo e adeguamento tecnologico dell’industria nazionale.
Airi ha subito colto l’importanza di questo scenario e quindi ha posto e sta ponendo una notevole attenzione, particolarmente su ciò che riguarda l’aspetto della leva fiscale, così da contribuire alla messa a punto dell’operatività e della semplificazione del Patent Box e al miglioramento del Credito d’Imposta. Nello stesso tempo sta continuando a sostenere la necessità di opportuni bandi nell’ambito del Fondo Crescita Sostenibile volti a mantenere il sostegno pubblico in settori e su temi industriali di reale interesse per il Paese, caratterizzati da un’ampia coerenza con il Programma U.E. Horizon 2020.
In questo contesto Airi ha anche rivolto e sta rivolgendo una significativa attenzione al sostegno delle strutture di ricerca industriale, includendo anche, con un impegno associativo unico in Italia, le strutture di ricerca di Società estere operanti in Italia, evidenziando in tal modo il ruolo chiave che molte Multinazionali o altre aziende estere operanti in Italia ricoprono per la crescita della ricerca industriale italiana.
Si è ottenuto così nell’ambito della Legge di Stabilità 2017 l’estensione del beneficio del credito di imposta per la ricerca svolta in strutture di ricerca italiane di imprese estere ed in particolare di branches di multinazionali con sede in Italia, finora escluse senza ragione dalla normativa.
Si tratta di un risultato di rilevanza per sostenere la crescita in Italia di attività tecnologicamente avanzate di ricerca e nello stesso tempo per attivare un numero significativo nell’ambito della ricerca industriale di posizioni qualificate disponibili per i nostri giovani ricercatori, che oggi di necessità sempre di più sono costretti a cercare un adeguato lavoro fuori dal Paese.

Occorre inoltre rimarcare che la Legge di Stabilità 2017 ha recepito riguardo al credito d’imposta altre importanti istanze portate avanti a partire dal 2015 da Airi. Si tratta dell’estensione della normativa a tutti i ricercatori e tecnici aziendali, prima limitata ai soli ricercatori qualificati, oltre che dell’adeguamento del beneficio fiscale dal 25% al 50% per tutte le spese di ricerca e sviluppo identificate nella normativa approvata nella Legge di Stabilità 2015, includendo però anche le spese per progetti di ricerca industriale con forti prospettive di ricaduta tecnologica. Si è così superata una strutturazione del credito fiscale definita già nel 2015 come “bizantina”.
Purtroppo sembrava che la normativa potesse essere estesa a tutte le spese annuali di ricerca e sviluppo delle aziende, come è in atto per esempio in Francia, e non solo alla parte incrementale. Sfortunatamente, come spesso è già avvenuto, si è verificato all’ultimo momento un taglio di questa opportunità, probabilmente a favore di altre voci considerate dal Governo pro-tempore di maggiore priorità.

Airi continuerà a chiedere l’estensione del credito d’imposta da una forma incrementale ad una forma volumetrica, anche al fine di adeguare la normativa a una ricaduta sulla ricerca industriale nazionale simile a quella oggi in atto in Paesi che sono nostri competitori come Francia e Spagna.
E’ dell’opinione che le misure della Legge di Stabilità 2017, che si soffermano sul miglioramento delle leve fiscali automatiche e in particolare del Credito d’Imposta, di per sé innovative e benvenute, essendo però ispirate ad una visione di neutralità tecnologica non possono da sole competere con il forte impatto di grandi piani che puntano a sviluppare, come avviene in Germania, linee strategiche di crescita tecnologica usufruendo di un largo uso di misure mirate. E’ pur vero che questo approccio non ha portato in Italia nel passato i risultati attesi, con l’eccezione però di un ruolo significativo del Fondo Crescita Sostenibile, per cui nel periodo 2012-2016 vi è stato un sostegno, anche se limitato, di temi tecnologici rilevanti per il Paese tramite erogazione di più tranches a seguito di bandi a sportello o contrattazione diretta, in particolare per le grandi aziende.
Airi quindi auspica la continuazione dei finanziamenti di questo programma, anche sfruttando, se possibile in modo utile, i fondi PON.

L’approfondimento delle potenzialità di “Industria 4.0” per l’adeguamento digitale del sistema manifatturiero italiano ha spinto l’Associazione a produrre un documento preliminare, di cui si è tenuto conto nell’indagine conoscitiva che la X Commissione della Camera dei Deputati (attività produttive, commercio e turismo), ha svolto nel luglio 2016.
Per contribuire al successo di “Industria 4.0” per la competitività tecnologica nazionale, allargando il suo ruolo rispetto solo alla crescita delle competenze digitali dell’industria nazionale, abbiamo pubblicato un report organico per poter dare un ulteriore contributo al miglioramento degli obiettivi e delle modalità di attuazione di “Industria 4.0” rispetto a quanto per il momento presentato dal Ministro Calenda.
Si tratta di una preziosa opera di approfondimento del potenziale innovativo di “Industria 4.0” con valutazione delle sue ricadute nella sua attuale forma sulla competitività tecnologica di una gran parte dei Soci. L’obiettivo nel 2017 sarà di fornire un ulteriore contributo di concretezza all’implementazione di “Industria 4.0” che consideri per l’industria manifatturiera nazionale come coniugare le necessità di recupero tecnologico nel settore digitale con il sostegno dello sviluppo di nuovi processi / prodotti o nuove tecnologie “hard”, appoggiandosi anche a quanto riportato nella IX Edizione di “Tecnologie Prioritarie – Le innovazioni del prossimo futuro” pubblicata nel 2016.

Riguardo ai molti punti critici della politica nazionale per la ricerca sia industriale sia pubblica, Airi rileva che rimangono ancora rilevanti problemi nell’attuazione del Piano Nazionale della Ricerca (PNR) di competenza del Miur, che appare oggi come un Ministero un po’ “sfiancato”, o meglio politicamente poco considerato.
Per esempio il PNR recentemente approvato risulta ancora sostanzialmente inattuato riguardo all’erogazione di quanto da tempo definito per sostenere iniziative importanti e “intelligenti” (come i Cluster tecnologici nazionali) a valere sui fondi nazionali. Inoltre sarà necessario controllare nel 2017 se si sta attuando l’ipotesi di base del PNR per cui il sistema italiano della ricerca, inclusa quella industriale, dovrebbe reperire dal piano U.E. Horizon 2020 risorse pari a circa il 10% del totale disponibile (obiettivo molto difficile senza una forte lobby a Bruxelles da parte del Miur).
Quindi un controllo dello stato di attuazione del PNR, seguito eventualmente da una sua revisione, è assolutamente inevitabile affinché un pregevole documento con relative proposte non risulti, come è avvenuto quasi sempre nel passato per il PNR, un documento poi non attuato nella sua completezza o addirittura inutile.
La sopra citata difficoltà dell’attivazione operativa causa ritardi nelle erogazioni per una gran parte dei Cluster Tecnologici Nazionali e fa ipotizzare, se non si attivano per tempo queste erogazioni, il pericolo che possano diventare un clamoroso flop pari a quello patito dal Progetto Industria 2015.

Al riguardo Airi aveva attivato un contatto preliminare con il Ministro Giannini, che ovviamente è stato bloccato dalla caduta del Governo ed in particolare dalla mancata riconferma del Ministro nell’attuale Governo.
Si apre adesso il 2017 con l’obiettivo per Airi di sviluppare adeguate iniziative e pressioni per migliorare le linee di politica industriale sopra delineate, con la speranza che al Miur si prenda coscienza di dover recuperare il tempo, le competenze e il peso politico persi a partire dal 2008-2009.
In particolare Airi intende affrontare due questioni fondamentali:

  • La necessità di recepire a livello della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri competenti, un modello di sostegno dello sviluppo della ricerca industriale basato su un processo a tre livelli e cioè: uno strumento negoziale per progetti di grande dimensione utilizzabile in particolare dalla grande industria, uno strumento a sportello mirato alla crescita della ricerca industriale anche delle PMI in settori di primario interesse per l’industria nazionale, che operi con procedure di partecipazione, valutazione ed erogazione semplificate e flessibili, ed infine un forte e ampio credito di imposta che sia volumetrico e non incrementale.
  • La necessità di tener conto di un nocciolo duro anche di tecnologie “hard” tipiche dell’industria manifatturiera nel paradigma di “Industria 4.0”. Airi a tale fine ha già riunito gli analisti tecnologici di aziende leader socie, e non solo, che stanno delineando quelle tecnologie “hard” che possono rendere non “traumatica” una rapida transizione verso un maggior contenuto digitale dei modelli classici della meccatronica e dell’automazione robotica tipici dell’industria manifatturiera, oltre che analizzare l’impatto di questa transizione sulla struttura organizzativa e gestionale della ricerca industriale.

Renato Ugo
Presidente Airi

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