Associazione Italiana per la Ricerca Industriale

Credito d’imposta alla R&D. Miglioramenti apportati con la legge di stabilità 2017

Le modifiche al credito di imposta introdotte con il ddl Bilancio 2017, assieme al rafforzamento delle altre leve fiscali, rafforzano il sostegno automatico alla R&D nella direzione auspicata dall’Airi.

Le modifiche approvate con il ddl Bilancio 2017 si innestano sulla normativa attualmente vigente (art 1 comma 35 legge 23 dicembre 2014 n 190), apportando miglioramenti alla misura fiscale,  come l’estensione del beneficio per gli investimenti in R&D delle multinazionali con sede in Italia.
La normativa infatti impediva l’ammissione al beneficio per gli investimenti in R&D commissionati da multinazionali estere alle filiali operative nel nostro Paese.

Airi si è fatta portavoce presso le istituzioni e i media della problematica, facendo presente che la maggior parte delle multinazionali, pur investendo nel nostro paese in modo cospicuo in attività di ricerca e sviluppo (2.7 miliardi di euro), non potevano beneficiare del sostegno in credito di imposta, anche se indicato nella norma come aiuto generalizzato a tutte le imprese e quindi, secondo la terminologia comunitaria, un “non aiuto di stato”. E’ stato quindi necessario modificare la normativa attualmente vigente sul credito di imposta per la R&D.

Le norme contenute nell’articolo 4 della Legge di Bilancio 2017 alla lettera b) ampliano l’ambito di applicazione ad imprese operanti sul territorio nazionale su committenza di imprese residenti o localizzate in altri stati della UE, negli stati aderenti allo Spazio Economico Europeo ovvero negli stati inclusi nella cosiddetta white list. Quindi la nuova normativa sul credito di imposta per la R&D provvede ad includere gli investimenti in R&D realizzati da imprese operanti sul territorio nazionale in base a contratti di committenza con imprese multinazionali residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, come da ultimo modificata dal decreto 9 agosto 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 22 agosto 2016. Ciò in quanto era necessario limitare tale estensione alle multinazionali operanti in paesi rientranti nell’elenco degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito in vigore con la Repubblica italiana (la cosiddetta white list che non include certamente i cosiddetti paradisi fiscali).

Inoltre, l’art. 4 della Legge di Bilancio per il 2017, con riferimento al credito di imposta per la R&D:
  • consente un incentivo unitario pari al 50% introducendo oltre al vantaggio economico anche un’importante semplificazione burocratica per le imprese;
  • innalza l’importo massimo annuale per ciascun beneficiario da 5 a 20 milioni di euro;
  • provvede ad equiparare l’incentivo originariamente riservato solo ai ricercatori con alta formazione a tutti i dipendenti operanti nella R&D;
  • precisa la decorrenza più favorevole della nuova normativa.

Inoltre, come annunciato nella presentazione del Piano governativo su Industria 4.0, la Legge di Bilancio 2017 ha introdotto l’ammortamento per l’acquisto di macchinari fino al 140% del costo originario per i nuovi investimenti e ha introdotto la nuova misura sul “superammortamento” al 250% del costo originario degli investimenti in beni ad alta tecnologia.
Infine il “patent box” offre alle imprese detrazioni fiscali al 50% nel 2017 per i guadagni che si ottengono da brevetti, marchi, licenze e vendite di software.

Rassegna stampa Airi su credito d’imposta R&D