Una prassi di riferimento per sostanziare l’innovazione


La normazione volontaria, attraverso le norme tecniche, costituisce uno strumento di trasferimento tecnologico semplice e conveniente. Già nel 2008 l’Unione Europea ha riconosciuto nel documento “Conclusioni del Consiglio UE su normazione e innovazione” il contributo delle norme all’innovazione e alla competitività perché facilitano l’accesso ai mercati, permettono l’interoperabilità tra nuovi e vecchi prodotti/parti (e quindi anche tecnologie) e danno fiducia ai consumatori verso i prodotti innovativi. Inoltre ha raccomandato al mondo della ricerca di valutare le possibilità di trasferire i propri risultati direttamente nelle norme, riconoscendo ad esse un ruolo di stimolo all’innovazione analogo a quello dei brevetti, ed ha incoraggiato gli Stati Membri a fare formazione scolastica su questi temi.

Con l’emanazione del Regolamento UE n.1025/2013 sulla normazione europea, il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’Europa hanno ulteriormente ribadito che la normazione europea contribuisce a promuovere la competitività delle imprese agevolando in particolare la libera circolazione dei beni e dei servizi, l’interoperabilità delle reti, i mezzi di comunicazione, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione. Infatti, le norme possono contribuire, unitamente alla politica dell’Unione, ad affrontare le principali sfide di carattere sociale quali il cambiamento climatico, l’uso sostenibile delle risorse, l’innovazione, l’invecchiamento della popolazione, l’integrazione delle persone con disabilità, la protezione dei consumatori, la sicurezza dei lavoratori e le condizioni di lavoro.
In sostanza, la normazione volontaria favorisce l’innovazione perché, diffondendo conoscenza, trasferisce la tecnologia, crea reti di rapporti tra le imprese e la ricerca e definisce il quadro di riferimento all’interno del quale si sviluppano i nuovi prodotti e mercati.

Ruggero Lensi – Direttore Relazioni esterne, sviluppo e innovazione UNI
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